[Vieni più spesso, nel sogno il passo rallentato]

Vieni più spesso, nel sogno il passo rallentato,
fruga nel cuore, ch'io non sono poi
così cambiata. Il tempo passato,
torna nella visione a ritmo prolungato.
Libero, liberami dalla nostalgia.

Oppure indicami dov'è il campo,
la strada, la direzione, il tempo, l'ora,
fammi emozione, celebra l'incontro.
Mi siederò nel vento o sarà il canto affranto
di cicale, l'afa che mi darà il segnale.

Aspetta, non andare, devo parlarti,
per le volte nascoste dietro le inutili parole,
la rabbia, la ribellione. Stancami col tuo valzer
di Capodanno, che inciampi ancora il piede.
Dammi la rosa, la voce, la mente, il cuore.

Un po' alla volta abituo questo guscio,
i suoi pensieri ad essere presente,
a scegliere, ad andare. Ho ritrovato
qualche parola, qualche lampo di te
disceso a consolare, a benedire l'ora.

La traccia, l'orma nel mondo, sul tuo balcone,
nel fiore sbocciato; il seme che torna
nella schermata, sul velluto petalo i colori.
La storia dei mesi adesso prende,
dice il senso delle esistenze allontanate.

Adesso che ti ritrovo sparso nelle foglie,
la tua bellezza nelle cose, nel tempo d'ora,
in questo innamoramento per ogni nuovo giorno,
fa' che non sia nuovo lutto, il distacco da me,
la morte; il passo sull'asfalto buono anche tremante.

Marina Agostinacchio